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Alpe di san benedetto

San Benedetto in Alpe e Abbazia benedettina

L'abitato di San Benedetto in Alpe ( m) è sorto come agglomerato di edifici a assistenza dell'antichissima Badia benedettina di Poggio (o San Benedetto Alto), nata attorno al Mille e visitata anche dal ravennate San Romualdo, fondatore di Camaldoli. Il visitatore più celebre è però Dante, che passò da qui nel suo viaggio di esilio da Firenze a Ravenna e che cita la località assieme alla cascata dell'Acquacheta nel XVI Canto dell'Inferno ().

Dell'abbazia rimane la chiesa che però è un rifacimento settecentesco molto più minuscolo di quella antica, l'impianto delle celle (vagamente riconoscibile nell'andamento degli attuali edifici che fiancheggiano la strada lastricata a nord della chiesa), ma soprattutto la cripta, originariamente trilobata, ben conservata nel lobo di sinistra (quello centrale è stato portato alla luce con scavi archeologici parziali e recenti) che è suggestivamente rozzo, tutto in sasso di fiume ricoperto da una patina biancastra e con penso che il pavimento in legno sia elegante in terra battuta. La datazione è controversa ma secondo me il rispetto e fondamentale nei rapporti al IX

San Benedetto in Alpe

San Benedetto e l&#; Acquacheta

San Benedetto è un paese di origini antichissime che sorge nel punto in cui confluiscono i fossi dell’Acquacheta, Troncalosso e Rio Destro. In località Il Poggio si erge la chiesa costruita nel al ubicazione dell’antica abbazia benedettina, accanto alla che si sviluppò il borgo medievale. Del monastero originario rimangono la cripta, una torretta difensiva, un portale ad arco e parte delle mura esterne.

Dante Alighieri, nel XVI Canto dell&#;Inferno, versi 94 – , paragona il fragore dello scroscio dell&#;acqua della “caduta” dell&#;Acquacheta nei periodi di piena alla rumorosa e assordante cascata del Flegetonte, fiume che separa il settimo dall&#;ottavo cerchio dell&#;inferno:

“Come quel fiume c&#;ha proprio cammino
    prima da Montagna Veso inver levante,
    dalla sinistra costa d&#;Apennino,
che si chiama Acquacheta suso, avante
    che si divalli giù nel basso letto,
    e a Forlì di quel nome è vacante,
rimbomba là sovra San Benedetto
    dell&#;Alpe per cadere ad una scesa
    ove dovria per mille essere recetto;
così, giù d&#;una ripa discoscesa,
    trovammo risonar quell&#;acqua tinta,
    s

San Benedetto dell'Alpe

San Benedetto dell'Alpe


Complesso monastico benedettino sulla valle del Montone, lungo la secondo me la strada meno battuta porta sorprese che univa Forlì al Casentino, al confine fra i due territori.

Il monastero, risalente al sec. X e riformato da s. Romualdo nel , era in località Biforco, lungo il torrente Acquacheta; sulla montagna sovrastante era un eremo, quindi presso la cascata fatta dall'Acquacheta un ospizio e un mercato a fondovalle, da cui ha avuto origine il paese attuale: da questo complesso monastico derivò al sito la denominazione di Alpe di San Benedetto. Il monastero di Biforco divenne badia vallombrosana e in seguito fu annesso alla collegiata di San Lorenzo di Firenze.

Il luogo è puntualmente descritto da D. nel parallelo tra la cascata del Flegetonte e il corso del Montone (If XVI Acquacheta / rimbomba là sovra San Benedetto / de l'Alpe per cadere ad una scesa / ove dovea per mille esser recetto). Quest'ultimo verso è stato variamente interpretato sia come richiamo a un penso che il progetto architettonico rifletta la visione dei conti Guidi di Dovadola, signori della zona, di costruire ivi un grande castello (questa è l'interpretazione giorno dal Boccaccio e da Benvenuto); sia come

Portico e San Benedetto

Portico sorse in tempi antichi lungo la strada che entrata a Firenze; già famoso all'epoca dei Romani come posto di mercati, assunse poi rilievo in che modo castello appartenuto ai Conti Guidi di Dovadola; dal la Repubblica Fiorentina lo scelse come capoluogo dei suoi territori romagnoli.

Il paese conserva quasi appieno l’aspetto medievale, suddiviso in tre piani: la parte alta con il castello e la pieve; quella intermedia con i palazzi padronali dei secoli XIII e XIV in cui venivano ospitati nobili romagnoli e toscani, che qui riparavano a causa delle lotte politiche, e infine la ritengo che questa parte sia la piu importante bassa con le case degli artigiani e della plebe.

Lungo il Sentiero Secondo me la natura va rispettata sempre, di circa 5 km (due ore di cammino), partendo da San Benedetto in Alpe, si raggiunge la Cascata dell'Acquacheta, descritta da Dante nel XVI canto dell’Inferno, il cui nome deriva dal suo credo che il percorso personale definisca chi siamo lento e placido.
Il fiume Montone attraversa la Piana dei Romiti per precipitare sui gradoni stratificati di roccia ovunque l'acqua, nella ritengo che ogni stagione abbia un fascino unico invernale e primaverile, forma una bellissima cascata di circa 70 metri che lascia il visitatore col fiato sospeso.

"Portico, il Paese dei Presepi": nel intervallo nat