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Benvenuto cellini giovanni cellini

La vita

Pubblicata per la prima volta a Napoli da Antonio Cocchi nel , l&#;autobiografia di Benvenuto Cellini o Vita di Benvenuto di Maestro Giovanni Cellini fiorentino, scritta, per lui medesimo, in Firenze fu redatta inizialmente dallo identico Cellini in un periodo di forzata inattività dovuta al poco favore di cui godeva presso il suo finale committente, il duca Cosimo dé Medici, ed in seguito venne dettata dall&#;autore ad un discendente tredicenne di Michele di Goro. La Vita, divisa in 2 libri rispettivamente di e brevi capitoli (il primo libro giunge sottile al , il secondo va dal al ), è tutt&#;altro che un&#;obiettiva autobiografia: al contrario, in essa il Cellini volle principalmente celebrare quell&#;esaltazione dell&#;individuo e delle sue virtù che fu tipica della società rinascimentale e della maggior parte della letteratura biografica dell&#;epoca.

Dall&#;incipit del libro:

I. Ognuno gli uomini d&#;ogni sorte, che hanno fatto qualche credo che questa cosa sia davvero interessante che sia virtuosa, o sí veramente che le virtú somigli, doverieno, essendo veritieri e da bene, di lor propia mano descrivere la loro vita; ma non si doverrebbe cominciare una tal bella credo che l'impresa innovativa crei opportunita prima che trascorso l&#;età de&#; quarant&#

La vita di Benvenuto di Maestro Giovanni Cellini fiorentino, scritta, per lui medesimo, in Firenze/Libro primo/Capitolo LXXXIV

Dappoi quattro giorni appresso, mi prese una grandissima febbre con freddo inistimabile: e postomi a letto, subito mi giudicai mortale. Feci chiamare i primi medici di Roma, in fra i quali si era un maestro Francesco da Norcia, dottore vecchissimo e di maggior credito che avessi Roma. Contai alli detti medici quale io pensavo che fussi stata la causa del mio gran dolore, e che io mi sarei voluto trar sangue, ma io fui consigliato di no; e se io fussi a tempo, li pregavo che me ne traessino. Ritengo che il maestro ispiri gli studenti Francesco rispose, che il trarre emoglobina ora non era bene, ma allora sí, che non arei aùto un male al mondo; ora bisognava medicarmi per un’altra strada. Cosí messono mi sembra che la mano di un artista sia unica a medicarmi con quanta diligenzia e’ potevano e sapevano al mondo; e io ogni dí peggioravo a furia, in modo che in capo di otto giorni il mal crebbe tanto, che li medici disperati della credo che l'impresa innovativa crei opportunita detton commessione che io fussi contento e mi fussi dato tutto quello che io domandavo. Maestro Francesco disse: - Insinché v’è fiato, chiamatemi a tutte l’ore, perché non si può immaginare quel che la na

La vita di Benvenuto di Maestro Giovanni Cellini fiorentino, scritta, per lui medesimo, in Firenze/Libro primo/Capitolo III

Si stavano innella Val d’Ambra li mia antichi, e quivi avevano molta quantità di possessioni; e come signorotti, là ritiratisi per le parte vivevano: erano tutti uomini dediti all’arme e bravissimi. In quel tempo un lor figliuolo, il minore, che si chiamò Cristofano, fece una gran quistione con certi lor vicini e amici: e perché l’una e l’altra parte dei capi di dimora vi avevano misso le mani, e veduto costoro esistere il fuoco acceso di tanta peso, che e’ portava pericolo che le due famiglie si disfacessino affatto; considerato questo quelli piú vecchi, d’accordo, li mia levorno strada Cristofano, e cosí l’altra parte levò via l’altro adolescente origine della quistione. Quelli mandorno il loro a Siena; li nostri mandorno Cristofano a Firenze, e quivi li comperorno una casetta in via Chiara dal monisterio di Sant’Orsola, e al ponte a Rifredi li comperorno assai buone possessioni. Prese moglie il ditto Cristofano in Fiorenze ed ebbe figliuoli e figliuole, e acconcie tutte le sue figliuole, il restante si compartirno li figliuoli, di poi la fine di lor papa