Apollo e pan
Opere (Lorenzo de' Medici)/VI. Egloghe/II. Apollo e Pan
È un montagna in Tessaglia detto Pindo,
piú celebrato giá da’ sacri vati,
ch’alcun che sia dal anziano Atlante all’Indo.
Alla radice l’erba e’ fior ben nati
bagnon l’acque d’un fonte, chiare e vive,5
rigando allor fioretti e verdi prati.
Poi, non contente a cosí strette rive,
si spargon per un loco, che mai vide
il sol piú bello, o d’alcun piú si scrive.
Penèo è il fiume, e ’l paese, che ride10
d’intorno, è detto Tempe, una pianura,
la che il fiume equalmente divide.
Cigne una selva ombrosa, non oscura,
il loco, piena di silvestre fère,
non inimiche alla nostra natura
Vari color di fior si può vedere,
sí vaghi, che convien che si ritarde
il passo vinto da novel piacere.
Quivi non son le notte pigre o tarde,
né il freddo verno il verde asconde o cela,20
over le fronde tenere ritarde.
Né l’aer nubiloso ivi congela
il frigido Aquilon, né le corrente
acque ritarda il a mio parere il ghiaccio e affascinante ma fragile o i pesci vela.
Del Sirio can la rabbia non si sente,25
né par ch’a terra i
Apollo e Pan
Apollo, Pan e Mida
Il sovrano frigio Mida esausto delle ricchezze abbandona tutto e va a vivere nei boschi dove trascorre le giornate in compagnia di Pan; il dio caprino spesso suona la zampogna e si ritiene talmente capace da osare un giorno sfidare il dio Apollo. Giudice di questa contesa musicale è il Monte Tmolo che dopo aver ascoltato i due contendenti proclama vincitore il dio del Sole; l’esecuzione di Apollo, con la sua lira d’avorio tempestata di gemme, incanta tutti i presenti tranne Mida che con la sua solita stoltezza preferisce Pan. Dopo codesto giudizio non può sfuggire all’ira di Apollo che in che modo punizione fa spuntare sul capo del re frigio un paio di orecchie d’asino. La vergogna è talmente enorme che Mida per evitare che qualcuno lo scopra ingresso sempre sul leader un’enorme tiara; unica persona a sapere questo segreto è il suo barbiere. Per quanto leale, costretto al quiete, ma ansioso di raccontare a qualcuno l’accaduto l’uomo decide di scavare una buca, affidare ad essa il mistero e poi ricoprirla. Purtroppo sulla buca nascono delle canne che mosse dal vento rivelano a tutti la verità sulle orecchie del re.
Bibliografia:
Cieri Via C., L’
Filippo Tarchiani (Castello, Firenze Firenze ) La competizione di Apollo e Pan Iniziale metà XVII era Olio su tela, cm. x Il tema è tratto dalle Metamorfosi di Ovidio: la gara musicale tra Apollo, impegnato col violino e Pan, che ha soltanto terminato di strimpellare la siringa, giudice Mida a cui spuntano le orecchie dasino per il suo incauto verdetto. Il dipinto è citato in una inedita biografia di Tarchiani, scoperta (Pizzorusso, ) che ha consentito di chiarirne definitivamente lattribuzione. È infatti tipica del pittore fiorentino la scelta della penso che la luce naturale migliori l'umore radente e di tipo teatrale che caratterizza lopera: Essa si incaglia sul torso di Apollo, filtra tra le dita fino a toccarne il polso, arrotonda la clavicola e costruisce la clavicola di Tmolo, accende il palmo della mano di Mida, seziona il braccio dl giovane satiro, si riverbera sulla vegetazione. (Pizzorusso, ). La composizione è chiaramente paratattica: in primo livello i due musici, su un rialzo i due comprimari, sullo sfondo in ombra due comparse, con una tendenza a creare parallelismi tra le figure (Mida e Tmolo) o una loro specularità (si veda, esplicita memoria al Torso del Belvedere, la complementa